Maria Grazia Dapuzzo
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CASALE MONFERRATO, L’ANTICA CITTA’ ROMANA DI VARDACATE
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Sintesi critica
La necessità di affrontare lo studio sulla città di Casale Monferrato è stata sollecitata dalla ipotesi che Casale poteva essere effettivamente l’antica città romana di Vardacate.
Del resto nel 1969 si tenne nella città l’ultimo Congresso di Antichità e Arte. In quella occasione si cercò di dare una prima risposta plausibile a questa ipotesi. Anche perché, precedentemente, vennero fatti ritrovamenti di antichi resti di epoca romana. Durante gli scavi, effettuati nel 1967, per la costruzione della nuova centrale ENEL, emersero, lungo la strada di Pozzo Sant’Evasio delle tombe romane con relativi corredi funerari ed anche numerose iscrizioni funerarie. Non solo, ma venne ritrovata una Tavola Bronzea sul greto del Po dove è indicato il nome di Vardacate.
Nel 1977, l’Assessorato alla Cultura del Comune di Casale organizzò una serie di conferenze sull’evoluzione urbana della città. I risultati ottenuti si concretizzarono successivamente in un’opera: “Casale: immagine di una città”, che costituisce un documento essenziale per la conoscenza della città di Casale Monferrato. L’opera, realizzata dall’architetto Attilio Castelli e dallo storico Dionigi Roggero, presenta la città dal punto di vista storico, architettonico, edilizio ed urbanistico.
Questo fatto è stato fondamentale per stimolare la curiosità, di chi scrive, ad indagare sulle possibili e probabili origini romane di Casale Monferrato. Possibili origini romane perché ciò può essere vero e come tale non implica contraddizione; probabili perché ciò si considera vero in base a prove attendibili ed argomenti relativi a ciò che è accaduto verosimilmente. Le prove e gli argomenti si sono materializzati applicando una precisa metodologia scientifica che ha portato a risultati soddisfacenti, basandosi sulla sistematicità tipologica presente nelle aree antropizzate differenti per zona e nel tempo.
Il padre della suddetta Metodologia è stato Saverio Muratori, il quale negli anni ‘60 iniziò degli studi specifici a livello urbanistico su Venezia e successivamente su Roma, dove insegnò presso la facoltà di Architettura. I seguaci di S. Muratori hanno diffuso il suo pensiero approfondendolo, ed hanno applicato la sua Metodologia per la lettura e la comprensione della evoluzione di città, come ad esempio: Gianfranco Caniggia per Como, Maria Giovanna Figoli per Genova, ed altri.
La stessa Metodologia, applicata sulla città di Casale Monferrato e territorio limitrofo, consiste nella lettura dell’organismo territoriale in rapporto alla città e successivamente nella lettura dell’organismo urbano, edilizio ed architettonico.
Il ”processo” seguito è finalizzato alla conoscenza più intima del territorio, inteso come rapporto uomo-suolo, della città e sta alla base di un qualsiasi cosciente approccio progettuale. Conoscendo e studiando approfonditamente la città si può capire come è meglio agire, per soddisfare le sue nuove e mutate esigenze, senza interferire “brutalmente” nel tessuto urbano, di una città così ricca di storia e con una sua precisa identità da rispettare.
Lo studio condotto ha portato all’individuazione dell’impianto romano di Vardacate.
Il metodo tecnico-scientifico applicato è basato sulla permanenza delle strutture, ovvero tutti quei “segni” opera dell’uomo presenti sul territorio che indicano la pianificazione dello stesso.
Il lavoro è consistito nell’individuazione di tutti i “segni” paralleli ed ortogonali aventi una determinata inclinazione che chiamiamo sistema di allineamenti. Attraverso la ricerca di quest’ultimi, attuata su diverse mappe catastali a diverse scale, si è arrivati ad individuare il disegno pianificatorio romano.
Il lavoro è iniziato indagando su mappe della città in scala ridotta e riconoscendo tutti i sistemi strutturali esistenti. Si è intervenuti, di volta in volta, su mappe in scala sempre più grande, applicando la stessa metodologia tecnico-scientifica.
L’ordine in successione seguito ha portato all’individuazione di un sistema di allineamenti, inclinato di 4° a N-E, e interessante tutto il territorio di Casale, che denuncia la presenza di un unico o comunque omogeneo momento pianificatorio, per l’appunto quello romano. Per unico o comunque omogeneo momento pianificatorio intendiamo che tutte le costanti territoriali, cioè i “segni” considerati, appartengono ad una unitaria legge di ortogonalità e parallelismo.
Si è verificata la veridicità di quanto trovato affrontando il problema da un’altra angolazione. E’ per questo motivo che si è indagato nell’area territoriale tortonese-alessandrina, interessata dalla centuriazione romana. Si è scoperto che lo stesso sistema di allineamenti, per intenderci quello appartenente al territorio di Casale, è presente anche nella piana tortonese-alessandrina. Per contro l’orditura centuriale, avente una inclinazione di 12° a N-E, interessante la piana suddetta è presente prepotentemente anche nel territorio casalese.
Inoltre leggendo le mappe è chiara ed evidente la presenza dell’impianto romano a Casale Monferrato. L’area interessata dall’insediamento di Casale corrisponde ad una centuria romana, circa 710 x 710 metri, corrispondenti a 20 x 20 actus. Si ricorda che un actus è 35,52 x 35,52 metri, corrispondenti a 120 x 120 piedi romani.
Tutta la pianura ad oriente di Casale Monferrato e a sud del Po, e precisamente l’area territoriale pianeggiante comprendente gli insediamenti di Frassineto Po, Ticineto e Borgo San Martino, con al centro Santa Maria del Tempio, è interessata ampiamente dal sistema agrimensorio romano.
La maglia che si delinea ai nostri occhi è fitta ed è costituita da una suddivisione del territorio in centuriae e in multipli della centuria, ad esempio 2130 x 2130 metri corrispondenti a 7200 x 7200 piedi romani circa.
Confrontando i due sistemi di allineamento, che variano di 8° l’uno dall’altro, si può affermare che la centuriazione del territorio di Casale è avvenuta in un momento precedente la fondazione della città stessa. Infatti le due griglie o meglio i due sistemi di allineamento presentano una differenza, anche se pur minima, di orientamento. Vardacate quindi è sorta subito dopo la colonizzazione del territorio attuata dai romani, di conseguenza è una città fondata ex novo con un disegno regolare, conseguente alla centurazio.
A questo punto è lecita una considerazione. Casale Monferrato, attraverso questo studio di ricerca, questo indagare nelle sue lontane origini, penetrando nella sua natura più intima attraverso la lettura dei “segni” persistenti al tempo, ha ritrovato la sua vera identità cioè quella di essere l’antica città romana di Vardacate. Una città, di origine militare o civile, facente parte di un ampio disegno pianificatorio attuato dai Romani nel momento della totale organizzazione del territorio da loro conquistato. In sintesi Vardacate fu una città di colonizzazione, una delle tante colonie che i romani diedero ai soldati congedati per fare fruttare il terreno coltivabile ripartito in centuriae, o per rendere coltivabili terreni paludosi e acquitrinosi mediante la loro bonifica e un’attenta opera di gestione economica.
Con la caduta dell’impero romano, l’abbandono delle città, le invasioni barbariche che sconvolgono la fisionomia dei territori, anche per Vardacate inizia un periodo oscuro nel quale la città si contrae e si impoverisce.
E questo lo si legge chiaramente osservando le mappe della città. Un evento traumatico sostengono gli studiosi, un dramma molto serio che Vardacate (Casale Monferrato) custodisce in sé gelosamente e rivela solo a chi non si limita a viverla superficialmente ma vuole conoscerla nella sua natura più intima.
Attraverso la lettura attenta delle mappe catastali, mediante l’applicazione della metodologia suddetta, si vede esplicitamente l’inserimento dell’impianto anulare nell’impianto rettilineo. La contrazione della città è esplicitata nella forma ovoidale, avvolta intorno alla chiesa di Sant’Evasio, corrispondente all’impianto anulare. La sua rinascita è conforme alla ripresa dell’antica tipologia rettilinea.
Mediante l’analisi del tessuto edilizio della città si sono individuati sette sistemi di allineamento diversi, equivalenti a sette interventi progettuali avvenuti in momenti storici successivi.
I sette sistemi strutturali sono stati individuati, sulla mappa catastale pertinente, con colori diversi.
Con il rosso è stato rappresentato il sistema principale, quello che interessa maggiormente il territorio urbano, e che ha una inclinazione di 4° rispetto al nord geografico, di cui si è già parlato. Nelle aree di espansione, quattrocentesca “Largamento di Cantone Brignano” e cinque-seicentesca “Ala Grande”, il suddetto sistema è stato rappresentato in verde smeraldo.
Questa differenziazione di colore all’interno dello stesso sistema si è resa necessaria per sottolineare il fatto che nelle aree di espansione è stato ripreso lo stesso sistema di allineamenti che impronta tutto l’organismo urbano.
Il sistema strutturale colorato in viola invece differisce di 1° rispetto al sistema principale, in rosso o verde smeraldo, per cui potrebbe essere assimilato a quest’ultimo. In realtà può essere visto come un aggiustamento successivo nella pianificazione della città.
A questo punto entra in scena il sistema di allineamenti colorato in ocra, il quale differisce di circa 8° rispetto al sistema principale. E’ presente in tutto il tessuto urbano, anche se non in maniera evidente, alternandosi ad altri sistemi strutturali. La particolarità di questo sistema è che si presenta sia bidirezionato che monodirezionato, come si può vedere nelle aree di espansione già citate precedentemente.
In realtà questo sistema di allineamenti corrisponde alla centuriazione romana di cui abbiamo già parlato. Infatti ha una inclinazione di circa 12° rispetto al nord geografico a N-E.
Possiamo dire senza remore che tutti i “segni” o “permanenze strutturali” appartenenti a questo sistema corrispondono alla centuriazione o comunque a sottomultipli della stessa, che ha interessato tutta la piana pertinente la città, sulla riva destra del Po.
Ed è proprio su questa riva che i Romani hanno fondato la città di Vardacate. Quindi in posizione sicura, vicino al grande fiume, ai piedi del sistema collinare e sulla destra del Po perché è l’area territoriale più elevata rispetto alla sinistra, depressa e soggetta da sempre ad esondazioni.
Tornando ai sistemi di allineamento presenti nel tessuto urbano, ne sono stati evidenziati altri tre.
Quello colorato in blu che è presente in tutto il tessuto urbano, alternandosi agli altri sistemi, presenta un orientamento in asse con il nord geografico. Per dove è localizzato e come si presenta, cioè monodirezionato, ci fa pensare che appartenga ad un piano di recupero edilizio attuato nel quattrocento ad opera dei Paleologi, signori del Monferrato. Infatti è strettamente connesso all’area occupata dell’ex ospedale, che sappiamo essere stato fondato da Guglielmo VIII Paleologo nel 1478.
Gli ultimi due sistemi strutturali, colorati in giallo e verde chiaro sono entrambi monodirezionati e presentano una consistenza minima all’interno del tessuto urbano. Il giallo interessa soprattutto il tessuto anulare quindi risale all’epoca in cui si è costituito l’agglomerato urbano di forma ovoidale intorno alla chiesa di Sant’Evasio.
Invece il sistema strutturale colorato in verde chiaro è presente soprattutto nell’area occupata dal complesso conventuale di San Domenico. Quindi risale anch’esso al quattrocento e al periodo della piena fioritura dell’Umanesimo monferrino, che si manifesta sia in campo religioso, culturale, artistico ed urbanistico, sia in quello politico ed amministrativo ad opera di una figura di spicco fra i Paleologi: Guglielmo VIII, di cui abbiamo già parlato.
A questo punto l’analisi, attuata sull’organismo urbano di Casale, sopportata  dall’analisi appaiata dei fatti storici, si è conclusa.
Il fatto che il sistema di allineamenti colorato in ocra corrisponda alla centuriazione romana, che interessa tutta la pianura limitrofa a Casale Monferrato, e che una centuria corrisponda proprio all’impianto urbano della città, é una prova inconfutabile sulla veridicità che l’antica città romana di Vardacate ha continuato ad esistere, trasformandosi nel tempo e subendo una profonda metamorfosi che l’ha portata ad essere l’attuale organismo urbano.
Roggero e Castelli, nel 1986, scrivevano:- “Per ora Vardacate è ancora un mistero, ma il suo segreto è riposto nella metamorfosi urbana che cela forse la remota identità di una suggestiva gemmazione”.
Nel 1998 si può affermare che il mistero di Vardacate è stato svelato attraverso l’applicazione di uno studio scientifico preciso e così pure il segreto riposto nella metamorfosi urbana di Casale Monferrato.
Città viva, con una sua precisa identità, che si prepara ad affrontare il terzo millennio con in serbo molti progetti da realizzare per andare incontro al futuro.
                                                                               Maria Grazia Dapuzzo - 2003

PIOVERA E IL SUO TERRITORIO
Sintesi critica
“Piovera e il suo territorio” é uno studio di ricerca che, attraverso l’analisi delle mappe catastali e l’applicazione della metodologia muratoriana, ha permesso l’individuazione dei sistemi centuriali romani presenti sulla piana tortonese-alessandrina.
Piovera é un piccolo insediamento agricolo con una storia plurimillenaria che, secondo quanto ha scritto Carlo Palmo Taverna, risale a circa il 5000 a.C. quando i primi abitatori, provenienti dalle colline dell’area tortonese e vogherese, hanno iniziato l’opera di antropizzazione della piana tortonese-alessandrina sulla quale per l’appunto insiste Piovera. Evidentemente, dopo molto tempo, anche i romani, grandi conquistatori nonché grandi pianificatori, hanno lasciato i loro segni su questo territorio che senz’altro costituiva una notevole fonte di risorse per l’immenso impero.
Questi “segni” lasciati, con il trascorrere del tempo, dai vari uomini che si sono susseguiti vivendo sul territorio, permettono ora di capire l’evoluzione del territorio stesso. I “segni” suddetti sono le permanenze territoriali e strutturali, quelle che perdurano nel tempo, che non si possono cancellare perché altrimenti si lascerebbero comunque altri “segni” indicanti la presenza dell’intervento dell’uomo sul suolo. Le costanti territoriali o permanenze territoriali sono ad esempio le strade, i sentieri, i filari di alberi che indicano confini di proprietà, le divisioni catastali, i canali di irrigazione, gli insediamenti di ogni dimensione, dal piccolo raggruppamento agricolo alla grande città, anche un semplice casolare costituisce un segno, una permanenza strutturale opera dell’uomo sul suolo.
Come ci ha insegnato Saverio Muratori il territorio è lo stretto rapporto fra l’uomo e il mondo ovvero fra il mondo naturale e il mondo umano pienamente cosciente e da questa simbiosi ne scaturisce l’individualità del territorio stesso. Quindi il territorio non è solamente un’immagine visiva ma è una compenetrazione di “valori naturali reali” e “valori umani”. Il territorio è la civiltà, è la  manifestazione degli aspetti sociali, spirituali e al contempo materiali della vita di un popolo in un determinato momento storico. La civiltà è la nostra umanità che si rappresenta attraverso l’ambiente storico-territoriale e determina l’individualità del territorio che in quanto tale diviene individuo unico, ben definito nei suoi limiti, con un suo nome e per questo riconosciuto attraverso la memoria storica autocosciente.
L’applicazione della metodologia muratoriana mi ha permesso di vedere il territorio sul quale insiste l’insediamento di Piovera da una doppia angolazione: sia come “territorio-soggetto” ovvero “individuo territoriale” sia come “territorio-oggetto” ovvero “impianto territoriale”. Quest’ultimo è l’insieme di più tessuti territoriali complementari che costituiscono un organismo territoriale. In sintesi è l’insieme degli insediamenti, dei tessuti fondiari e dell’impianto viario organizzati intorno ad un fondo valle e delimitato dai crinali principali. La piana tortonese-alessandrina si presenta come un’area territoriale pianeggiante abbastanza vasta, le cui dimensioni sono all’incirca di 20 x 30 chilometri. Ha una forma naturale irregolare, delimitata a Nord-Ovest dal sistema collinare Torino-Valenza, a meridione dalle ultime propaggini del sistema appenninico ligure-piemontese. Percorsa e delimitata a Nord e ad occidente dai fiumi Tanaro, Bormida e dal torrente Orba, ad oriente dal torrente Scrivia, si apre, alla confluenza del Tanaro e dello Scrivia con il fiume Po, sulla pianura Padana.
L’impianto territoriale odierno si presenta come una sedimentazione e integrazione metamorfica di molteplici interventi attuati dall’uomo nel tempo, che è possibile leggere mettendo in evidenza i “segni” o “costanti territoriali” precedentemente definiti.
Dalla ricerca, svolta sulle carte dell’Istituto Geografico Militare (IGM) in scala 1:100.000 e 1:25.000, di tutti i segni paralleli fra loro e di quelli ad essi ortogonali aventi una determinata direzione si sono evidenziati diversi sistemi di allineamento che interagiscono fra loro e che corrispondono ai tracciati in scala con orientamenti diversi di cui parlava Saverio Muratori in Civiltà e territorio, quando sosteneva che l’uomo proseguendo nel suo processo di assimilazione e assestamento sulla natura  produceva un territorio in cui convivono tuttora la centuriazione romana, i grandi percorsi naturali, gli insediamenti che si sono riproposti o che si sono trasformati e tutti i tessuti fondiari che concorrono a costituire il tessuto territoriale.
La centuriazione romana, sulle carte elaborate graficamente con l’altimetria e l’idrografia, si è evidenziata mediante tre sistemi di allineamento ortogonali, incrociati, bidirezionati, inclinati rispettivamente di 12°, di 4° e di 36° a Nord-Est rispetto al Nord geografico.
Si tratta di tre sistemi di allineamento molto importanti perché equilibrati ed omogenei nell’estensione dei segni, di cui i primi due sono presenti anche nel territorio di Casale Monferrato, l’antica città romana di Vardacate, denunciando così la presenza della pianificazione del territorio attuata dai romani in momenti successivi.
Il terzo sistema di allineamenti, ortogonale, incrociato, bidirezionato e inclinato di 36° rispetto al Nord geografico a Nord-Est, è molto importante perché è presente nell’insediamento di Piovera, di Castellazzo Bormida e di Pontecurone. In quest’ultimo insediamento si presenta come un sistema ben definito ed estremamente equilibrato ed omogeneo nell’estensione dei segni e, come è possibile vedere sulla mappa relativa all’orditura centuriale generata dalla via Postumia in direzione Placentia (Piacenza), in scala 1:100.000, l’asse generatore del sistema di allineamenti nell’insediamento di Pontecurone è la prosecuzione del primo tratto rettilineo della via Postumia da Dertona (Tortona) in direzione Placentia.
Osservando la mappa in scala 1:100.000 inerente l’orditura centuriale passante per San Giuliano Nuovo e Vecchio constatiamo come il sistema di allineamenti, ortogonale, incrociato, bidirezionato e inclinato di 12° rispetto al Nord geografico a Nord-Est, sia un sistema consistente ed omogeneo in tutta la piana tortonese-alessandrina, interessando con la sua presenza diversi insediamenti che risultano essere: Sale, Castelnuovo Scrivia, località Orti di Alessandria, Castelceriolo, Viguzzolo, Castelspina, Sezzadio, Novi Ligure e Acqui Terme. E’ un sistema consistente ed omogeneo perché è costituito da moltissimi segni, ovvero permanenze territoriali e strutturali, anche molto estesi, che rispondono in modo sistematico ad una precisa legge di ortogonalità e parallelismo.
Invece il sistema di allineamenti, ortogonale, incrociato, bidirezionato, inclinato di 4° a Nord-Est rispetto al Nord geografico, pur interessando tutto il territorio limitrofo a Piovera non è presente in questo insediamento, come è possibile riscontrare dalla relativa mappa in scala 1:25.000, ma lo troviamo negli insediamenti di Sale, di Alluvioni Cambiò, di Grava, di Pagella e di Filippona, oltre naturalmente in tutto il territorio di San Giuliano. Questo sistema inclinato di 4° a Nord-Est è presente in maniera consistente in tutto il territorio di Casale Monferrato, l’antica Vardacate, ed anche nel territorio dell’antica città romana di Industria, l’attuale Monteu da Po. In sintesi si tratta di un sistema centuriale romano che interessa gran parte del territorio a Sud del Po e che, al tempo dei romani, corrispondeva all’area di confine della nona regione augustea. Se ora esaminiamo la mappa in scala 1:100.000 dei sistemi centuriali romani nella piana tortonese-alessandrina, ci rendiamo conto che il primo tratto della via Postumia, da Dertona (Tortona) in direzione Genua (Genova), ha un’inclinazione di 6° a Nord-Est rispetto al Nord geografico. Quindi c’é una differenza di 2° rispetto al sistema di allineamenti inclinato di 4° a Nord-Est; questo potrebbe voler dire (o) che il sistema di allineamenti si è appoggiato al primo tratto della via Postumia in direzione Genua, o che sono stati pianificati contemporaneamente con una minima variazione dettata da motivi idromorfologici, d’altronde il primo tratto della via Postumia è allineato con il torrente Scrivia.
Continuando l’analisi, della mappa al 1:100.000 inerente i sistemi centuriali romani, è interessante constatare come il primo tratto della via Fulvia da Dertona verso Hasta (Asti), dia origine ad un sistema di allineamenti, ortogonale, incrociato, bidirezionato, inclinato di 2° a Nord-Ovest rispetto al Nord geografico. Tutta la parte settentrionale della piana tortonese-alessandrina é interessata da molti segni abbastanza equivalenti nell’estensione appartenenti a questo sistema. Un’ulteriore verifica a quanto scritto è la mappa in scala 1:25.000, elaborata graficamente con altimetria e idrografia di Castellazzo Bormida, dove è possibile vedere come tutto il territorio sia interessato dal sistema di allineamenti inclinato di 2° a Nord-Ovest. La concentrazione maggiore dei segni é in corrispondenza dell’insediamento di Forum Fulvii Valentinum (Villa del Foro) e a Nord del tratto di percorso che attualmente prende il nome di Strada della Cavallerizza. A Sud di Castellazzo Bormida il sistema di allineamenti ortogonale incrociato si presenta come monodirezionato perché maggiori sono i segni in un senso rispetto all’altro. Anche nell’insediamento di Borgoratto Alessandrino il sistema é monodirezionato perché presenta alcuni segni molto estesi orientati Nord-Sud del suddetto sistema di allineamenti, mentre nell’altro senso i segni sono molti ma di minima estensione. Ugualmente interessati dal sistema di allineamenti descritto sono gli insediamenti di Casalbagliano e Oviglio. Sulla mappa al 1:100.000 del sistema stradale determinato dalle vie Fulvia, Julia Augusta e Postumia, il tracciato delle suddette vie, grandi strade consolari al tempo dei romani, é costituito da un andamento spezzato con delle riprese parallele distanziate da 1 a 5 chilometri, per cui si può parlare di “area di strada”. Questa dizione é stata coniata recentemente per comprendere tutta la fenomenologia storica inerente le variazioni di sede e di tracciato di una stessa strada. Ed infatti analizzando l’area di strada della via Fulvia constatiamo come il primo tratto, dopo circa due chilometri e mezzo, devia cambiando inclinazione sino a raggiungere C.na Cabianca, per poi riprendere lo stesso andamento iniziale dopo il torrente Belbo a C.na Nuova e raggiungere Castello di Redabue. A Nord del Tanaro un tratto rettilineo, parallelo al tratto iniziale della via Fulvia, quindi con inclinazione di 2° a Nord-Ovest, collega la Cittadella di Alessandria a Solero, insediamento che presenta un sistema di allineamenti generato dal tratto iniziale della via Fulvia. Il tratto rettilineo di circa 7 chilometri, a Nord del Tanaro, é a una distanza di circa 4 chilometri da Villa del Foro (Forum Fulvi Valentinum) e di 5 chilometri dal percorso rettilineo che unisce C.na Nuova e Castello di Redabue. Se ne deduce che ci sono state delle variazioni successive del tracciato della via Fulvia. Sicuramente c’era un guado in corrispondenza del torrente Bormida ed uno dal fiume Tanaro. Del resto questa parte di territorio, alla confluenza dei due corsi d’acqua, era soggetta ad esondazioni ed alluvioni per cui eventuali altre tracce del percorso della grande strada consolare possono essere state cancellate. E’ quindi opportuno parlare di “area di strada” per abbracciare l’insieme delle percorrenze relative ad un’unica grande via di collegamento fra importanti città romane, quali furono Dertona e Hasta. Analogo discorso sull’area di strada va fatto per  la via Julia Augusta e per la via Postumia, entrambe caratterizzate da un percorso costituito da una linea spezzata, con piccoli tratti di strada o percorsi secondari che corrono paralleli a distanza di circa un chilometro l’uno dall’altro. La via Julia Augusta, grande strada consolare romana che collegava Dertona ad Aquae Statiellae (Acqui Terme), si presenta oggi come un percorso secondario con un tracciato caratterizzato da due grandi percorsi rettilinei; il primo di circa 11 chilometri, da Casone a C.na Chiarentina e il secondo di 8 chilometri. Successivamente il percorso, con piccoli tratti, piega verso Sud-Ovest in direzione Castelnuovo Bormida per guadare, con ogni probabilità al tempo dei romani, il Bormida e costeggiare il fianco sinistro del fiume, seguendo l’andamento delle curve di livello e raggiungendo Aquae Statiellae. Il tratto della Julia Augusta in corrispondenza di Dertona non é ben definito, é chiaro comunque che per raggiungere Dertona doveva guadare il torrente Scrivia. In tutto il territorio limitrofo all’area di strada della Julia Augusta sono presenti segni di un sistema di allineamenti che si appoggia al tracciato della grande strada consolare romana e così pure negli insediamenti di Cassine, di Castelnuovo Bormida e di Dertona (Tortona).
L’area di strada della via Postumia che collega Dertona a Genua é caratterizzata da un percorso che costeggia il torrente Scrivia sul lato destro ai piedi del sistema collinare a Sud-Est e raggiunto l’insediamento di Cassano Spinola devia attraversando il torrente e costeggiandolo successivamente sul suo lato sinistro. In corrispondenza dell’antica città romana di Libarna si sdoppia in due rami; il più breve raggiunge Gavi dopo aver attraversato il torrente Neirone, l’altro costeggia il torrente Scrivia sempre sul suo lato sinistro in direzione Sud verso Genua. Parlare di “area di strada” é del tutto pertinente perché in corrispondenza di Castellar Ponzano e di Villalvernia, sul lato sinistro del torrente é presente un tratto di percorso, di circa 5 chilometri e mezzo, parallelo al tratto di strada che precede ed unisce i suddetti insediamenti e ad una distanza di circa un chilometro e mezzo.
Per una lettura approfondita, dell’organismo territoriale sul quale insiste l’insediamento di Piovera, occorre scendere ad una scala inferiore, esaminando le mappe catastali in scala 1:7.000 dei comuni di: Piovera, Sale, S. Giuliano Nuovo e Castelceriolo. Nei comuni considerati e in tutto il territorio a loro limitrofo sono presenti moltissimi segni appartenenti al sistema centuriale romano inclinato di 12° rispetto al Nord geografico a Nord-Est. C’è omogeneità ed equilibrio fra i segni paralleli in un senso e quelli ad essi ortogonali nell’area territoriale ad Ovest e Nord-Ovest del fiume Tanaro e precisamente in corrispondenza delle cascine: S. Sebastiano, Vasino, Cervetta, Argentina, Forcherio, Vescovo, Pagella, Piacentini e delle cascine Fornaci in prossimità dell’insediamento di Rivarone. Il sistema agrimensorio romano è presente anche nei piccoli insediamenti di Fiondi e Borgo sul fianco sinistro del Tanaro, nonché nell’area territoriale pianeggiante sul fianco destro, ove è l’insediamento di Piovera. Continuando ad indagare nella mappa di Sale molte sono le cascine interessate dal suddetto sistema centuriale romano inclinato di 12° a Nord-Est e così pure il piccolo l’insediamento di Grava. Ma decisamente emblematico è l’insediamento di Sale per l’elevato numero di segni, ovvero permanenze strutturali, presenti in maniera consistente ed omogenea e rispondenti ad una unitaria legge di ortogonalità e parallelismo tipica degli impianti castrensi romani.
Nella mappa di S. Giuliano Nuovo i segni ovvero le permanenze territoriali sono molto estesi. I tratti di strada in prossimità o quasi tangenti alle cascine Cristina, Saviola, Urbana e Fasola, sono perfettamente in linea con il tratto di strada che collega cascina Rossi a cascina Ravison e che è tangente all’insediamento di S. Giuliano Nuovo. A Nord di quest’ultimo due segni molto estesi, evidenziano due percorsi ortogonali all’allineamento descritto e, sono distanti fra di loro una centuria  (710 metri di lato = 2400 piedi di lato). Il primo, quello più a settentrione, passa vicino a cascina Ronianini e arriva al piccolo insediamento di Filippona, mentre il secondo congiunge le cascine di Fasola e Oston con cascina Roncali. La mappa di Castelceriolo evidenzia il sistema centuriale romano inclinato di 12° a Nord-Est in tutto il territorio, con una concentrazione notevole di segni per l’appunto nell’insediamento di Castelceriolo e in alcune cascine, come Rèssiga e Falamera.
Sino ad ora abbiamo visto come tutto il territorio della piana tortonese-alessandrina sia interessato da diversi sistemi di allineamento ortogonali, incrociati, bidirezionati, corrispondenti ai sistemi centuriali romani, di cui alcuni appoggiati ai tratti iniziali delle vie: Fulvia, Julia Augusta e Postumia, con riferimento a Dertona (Tortona) come importante nodo stradale. Adesso esaminiamo dettagliatamente l’insediamento di Piovera come organismo urbano con la sua individualità determinata dall’unità linguistica che si traduce in un comportamento operativo che ha consentito, nel corso dei secoli, la sua realizzazione come opera d’arte urbana, edilizia ed architettonica.
Mediante la ricerca dei sistemi di allineamento ortogonali, sulla mappa catastale attuale, in scala 1:2.000, se ne sono evidenziati alcuni per il maggior numero di segni dislocati in tutto l’insediamento. Fra quelli decisamente consistenti va descritto il sistema ortogonale, incrociato, bidirezionato, inclinato di 22° rispetto al Nord geografico a Nord-Est; lo troviamo da ambo i lati di via Solferino, nella parte meridionale di via Cavour, da ambo i lati di via Italia, nell’isolato fra la chiesa di San Michele e la strada provinciale da Alessandria a Sale, nella stessa chiesa e nella stessa via citate, nonché in via Carlo Alberto, dove in quest’ultimo caso si presenta monodirezionato. Altro sistema consistente è quello inclinato di 32° a Nord-Est rispetto al Nord geografico, che troviamo in via A. Manzoni dove ha la sua massima estensione dei segni e si presenta come monodirezionato. E’ presente in via Roma, all’estremità di via Dante e sul lato Nord-Ovest di via Italia. Anche il sistema inclinato di 29° a Nord-Est rispetto al Nord geografico, è abbastanza consistente ed omogeneo in tutto l’insediamento, in particolare modo in via Cavour, in via A. Manzoni e fra questa e via Carlo Alberto. Il sistema centuriale romano inclinato di 12° rispetto al Nord geografico a Nord-Est lo troviamo soprattutto a settentrione di via De Amicis. I sistemi di allineamento inclinati di 4° e di 47° a Nord-Est, e di 14° a Nord-Ovest rispetto al Nord geografico, non sono degni di nota data l’esiguità dei segni presenti nell’insediamento.
 Invece è estremamente importante il sistema di allineamenti ortogonale, incrociato, bidirezionato, inclinato di 37° a Nord-Est rispetto al Nord geografico, perché nell’isolato che confina con via Dante, piazza San Giovanni e via Massa, ha le dimensioni di un heredium (71, 04 x 71, 04 metri corrispondenti a 240 x 240 piedi romani). Ricordo che l’heredium è la centesima parte di una centuria (710 x 710 metri corrispondenti a 2400 x 2400 piedi romani). Segni appartenenti a questo sistema di allineamenti ortogonale sono presenti a Sud-Est di via Massa, ai lati di piazza San Giovanni, da ambo i lati di via A. Manzoni, nel castello e nei corpi di fabbrica retrostanti il castello. C’é omogeneità ed equilibrio fra i segni paralleli fra di loro e quelli ad essi ortogonali, per cui se ne deduce che è un sistema centuriale romano. Una verifica a quanto scritto si ha dalla mappa di Piovera in scala 1:7.000, che evidenzia la presenza dei sistemi centuriali romani inclinati di 12° e di 37° a Nord-Est. Nell’insediamento di Piovera il sistema centuriale inclinato di 37° a Nord-Est è un sistema equilibrato ed omogeneo; è presente in tutto il territorio limitrofo sul fianco destro del Tanaro, mentre nella zona collinare a sinistra del fiume, si presenta come un sistema   monodirezionato perché maggiori sono i segni in un senso rispetto all’altro. Specificamente sono in numero maggiore quelli allineati con il primo tratto della via Postumia da Dertona verso Placentia, anche se questo tratto di percorso varia di circa un grado, infatti è inclinato di 36° a Nord-Est, fatto del tutto assimilabile ed irrilevante data l’esiguità della variazione.
Nella mappa del 1723 di Piovera, in scala di trabucchi milanesi 70, la ricerca dei sistemi di allineamento ha evidenziato l’esistenza degli stessi sistemi presenti nell’attuale mappa catastale in scala 1:2.000. Tutti i sistemi descritti sono rappresentati da molti segni ed abbastanza estesi soprattutto nel territorio limitrofo a Piovera, nonché nell’insediamento stesso. Un’ulteriore indagine questa volta sulla mappa di Sale del 1723, sempre in scala di trabucchi milanesi 70, ha evidenziato cinque sistemi di allineamento, alcuni dei quali sono presenti anche nell’insediamento di Piovera.
Decisamente interessanti per l’insediamento di Sale sono: il sistema centuriale romano inclinato di 12° a Nord-Est e il sistema ortogonale, incrociato, bidirezionato, inclinato di 15° a Nord-Est rispetto al Nord geografico. Entrambi i sistemi individuano, nel centro dell’insediamento di Sale, cinque insule di cui due sono ben definite nell’estensione. Se ne deduce che Sale è un insediamento di origine romana.
L’insediamento di Sale dista 2 centurie, ovvero 1420 metri lineari corrispondenti a 4800 piedi romani, dall’asse generatore, passante per San Giuliano Nuovo e Vecchio,  del sistema inclinato di 12° a Nord-Est e l’insediamento di Piovera dista 5 centurie, ovvero 3550 metri lineari corrispondenti a 12.000 piedi romani, dallo stesso asse considerato. Tracciando un triangolo rettangolo immaginario, di cui il cateto minore, parallelo  all’asse generatore, è di 5 centurie corrispondenti a 2,4 miglia, se consideriamo il miglio romano (milliarium = mille passus) equivalente a 5000 piedi  romani, e il cateto maggiore, ortogonale all’asse generatore, è di 7 centurie ovvero 4970 metri lineari corrispondenti a 16.800 piedi romani equivalenti a 3,4 miglia, avremo l’ipotenusa, che collega in linea d’aria Piovera a Sale, approssimando per eccesso, di 6108 metri lineari corrispondenti a circa 9 centurie, ovvero 21.600 piedi romani equivalenti a 4,3 miglia.
Questa digressione matematica vuole essere un’ulteriore conferma alla constatazione che il territorio in questione è stato assoggettato all’opera degli agrimensori romani nella misurazione del terreno in multipli, sottomultipli e sovramultipli della centuria e nell’utilizzo di triangoli di controllo, per avere una maggiore precisione, nel tracciare i sistemi di allineamento ortogonali esaminati.
In sintesi Piovera, con il suo heredium sottomultiplo della centuria, è un insediamento di certa origine romana strettamente connesso temporalmente al tracciato della via Postumia in direzione Placentia e all’insediamento di Pontecurone. Non solo ma, la presenza nell’insediamento di Piovera del sistema centuriale romano, che impronta tutto il territorio della piana tortonese-alessandrina, fa pensare ad interventi successivi nella pianificazione attuata dai romani in Piovera stessa che, con ogni probabilità inizialmente era solo un
accampamento militare a presidio delle terre del grande impero.
                                                                               Maria Grazia Dapuzzo - 2007


La mia produzione artistica                                                        
Notevole é stata la produzione artistica, di questi trentun anni di mia residenza casalese, incentrata soprattutto sul tema del viaggio e del percorso. Infatti la raccolta degli assemblages, olio su tela, degli anni ‘80 fa parte della serie che prende il nome di “Ricordi di viaggio”; successivamente, degli anni ‘90 sono i grandi oli su tela della serie “Viaggio attraverso i quattro elementi naturali”. Seguono le opere concettuali su acciaio e i recentissimi assemblages tridimensionali il cui tema è incentrato sempre sull’uomo e il mondo naturale a lui strettamente connesso. Quest’ultimi appartengono alla serie “Alla conquista del mondo” e si collegano in modo più concreto ai miei studi a livello territoriale.
Sono opere concettuali che trattano il tema del viaggio, del percorso dell’uomo alla conquista del mondo, nel suo processo di antropizzazione e quindi nella realizzazione di un territorio che, in quanto tale, è un individuo unico, perché è lo stretto rapporto dell’uomo con il suolo, con la natura stessa. E nel processo di antropizzazione, quindi di assestamento sulla natura, l’uomo ha lasciato e continua a lasciare dei segni, che costituiscono la memoria storica e che nel caso specifico, sono i segni del cammino, come li ha definiti Carlo Pesce, riguardo alla mia più recente produzione. E’ il viaggio che ogni uomo percorre nel suo processo di ascesa attraverso la conoscenza. Ed è il mio viaggio nel mondo.
“Andare per crinale”, una fra le opere esposte a Piovera, rappresenta la prima fase di antropizzazione del territorio. Si tratta di un mondo visto dall’alto, a differenza del nostro mondo che invece è visto dal basso, perché noi ora stiamo vivendo un mondo di piano, che poi era anche il mondo dei romani nella fase di totale organizzazione del territorio da loro conquistato.
Ricordo che le fasi di antropizzazione del territorio sono quattro: crinale, colle, valle, piano, e nel sistema critico muratoriano corrispondono ai quattro gradi essenziali di: logica, economia, etica ed estetica. Quest’ultimi sono i quattro momenti del ciclo della coscienza, mentre i primi sono i quattro gradi della realtà territoriale.
Nella fase di crinale il mondo era visto dall’alto perché era più agevole per l’uomo lo spostamento ed anche per motivi di sicurezza era più agevole percorrerlo. Era un modo diretto di percorrere e stare sul suolo vissuto da un uomo altrettanto diretto, cioè privo delle nostre infrastrutture mentali.
Nella realizzazione delle mie opere recenti ripercorro idealmente i quattro momenti che fanno parte della vita della coscienza e che ho già detto essere i quattro momenti: logico, economico, etico ed estetico. (Vedere la descrizione nel capitolo 9 di “Casale Monferrato, l’antica città romana di Vardacate” pag. 63).
Anche la mia iniziale produzione artistico-figurativa, intendo quella degli anni precedenti l’80 e che per i primi anni ‘80 si sovrappone alla produzione che ho descritto, rappresenta sempre l’uomo e l’ambiente naturale.
                                                                                                                                                                                Casale Monferrato, 2010
                                                                                                                                                                                  Maria Grazia Dapuzzo

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